La differenza in una riga
Stesso prezzo, più capacità, più controllo sul costo. Opus 5 costa come Opus 4.8 — 5$ per milione di token in input, 25$ in output — ma rende di più su quasi ogni terreno e aggiunge una leva che prima non c'era: l'effort dial.
Se hai due minuti e già usi Opus 4.8, la risposta breve è: passa. Sotto trovi i numeri e le poche cose da controllare prima. Se invece parti da zero, ti conviene leggere prima cosa è Opus 5.
I numeri a confronto
Sul coding agentico, il terreno che oggi pesa di più, il salto è netto. Su SWE-bench Pro Opus 5 segna 79,2% contro il 69,2% di Opus 4.8: dieci punti pieni. Per dare la scala, Sonnet 5 sullo stesso test sta a 63,2%. Su ARC-AGI 3, il benchmark sui problemi mai visti, Opus 5 stacca il campo di circa tre volte.
Anche sul fronte sicurezza c'è un miglioramento: Anthropic definisce Opus 5 il suo Opus "più allineato", con il punteggio più basso sull'audit comportamentale interno. Per chi mette agenti in produzione non è un dettaglio: è meno superficie di rischio. (I numeri di benchmark oltre a SWE-bench Verified provengono da report di terze parti sui primi giorni dopo il lancio; l'ordine di grandezza è consolidato, le singole cifre vanno prese come indicative.)
L'effort dial cambia l'economia
Il confronto sul listino racconta metà della storia. L'altra metà è quanto spendi davvero per portare a casa un task. Qui Opus 5 introduce l'effort dial: una manopola che regola quanto far ragionare il modello.
Con Opus 4.8 pagavi potenza piena su ogni chiamata. Con Opus 5 alzi l'effort dove il task è difficile e lo abbassi dove basta una risposta rapida, mantenendo gran parte della qualità e consumando meno token. Risultato: a parità di listino, il costo per task medio scende. È la ragione principale per cui il confronto non è "uguale a prima ma un po' meglio", ma un cambio di equazione.
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Quando conviene passare (e quando aspettare)
Conviene passare subito se: già usi Opus 4.8 in produzione, fai girare agenti, o hai flussi dove il costo per task conta. Stesso prezzo, più resa, più controllo. Non c'è quasi motivo di restare indietro.
Ha senso muoversi con più calma solo se hai pipeline molto tarate e validate su Opus 4.8, con valutazioni automatiche che non puoi ri-eseguire in fretta. In quel caso non è "non passare", è "passa dopo aver rifatto girare le tue eval". Il modello nuovo cambia le risposte: quello che era tarato prima va ri-verificato, non dato per buono.
Cosa rivedere nel tuo setup
Due cose, concrete. Primo, il routing dei modelli. Con l'effort dial puoi spostare su Opus 5 (a effort basso) task che prima davi a un modello più piccolo per risparmiare. Rifai il conto: potresti semplificare l'architettura e alzare la qualità allo stesso costo.
Secondo, gli agenti in produzione. Opus 5 a effort alto chiude task che Opus 4.8 falliva; a effort basso ti fa risparmiare sui semplici. Rimisura tasso di successo e costo per task sui tuoi flussi reali, non sui benchmark pubblici. E se usi l'API, valuta le due nuove beta — cambio di strumenti a metà conversazione e fallback automatici — che riducono costi e interruzioni. Ne parliamo in Opus 5 per il coding.
Il quadro completo dei modelli
Opus 5 non vive da solo: si incastra con Sonnet 5 per il volume e con i modelli di frontiera per i task estremi. Se stai ridisegnando la tua strategia di modelli, il punto non è "qual è il migliore" ma "quale task a quale modello, a quale effort". Per un quadro d'insieme aggiornato guarda Sonnet, Opus e Haiku a confronto e la deep-dive sui modelli Claude.
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